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日志


11月25日

TOC, TOC …è Permesso (di soggiorno)?

A tutto c’è un perché. Al disordine, e all’ordine. Alla pace, e alla guerra. Alla democrazia, e alla tirannia. A tutto c’è un perché.

 

Salve, mi chiamo Caterina e la mia prima bambola, acquistata ancor prima che io nascessi, fu il Cicciobello nero, di colore; sì avete capito bene, non quello ariano che hanno tutti i bimbi, ma un Cicciobello versione “Africa”. La mia mamma mi voleva insegnare che, da buona repubblicana femminista (ammetto che il mix è anomalo), la prima cosa da fare nella vita è capire l’Altro, a qualunque diversità esso appartenga. Mi raccontano che io, che avevo sì e no tre giorni, piansi come una disperata appena vidi questo “coso” nero nella culla, ma che poi con il tempo ne fui quasi contenta. Tutt’ora il mio Cicciobello, nero e provocatorio, sta nella mia stanza e mi guarda sbigottito con il cuccio in bocca. Se glielo tolgo, si mette ancora a piangere. Miracoli delle pile, ecco perché ha il ciuccio.

 

Salve, mi chiamo Caterina e tutte le volte che da piccola chiedevo alla mia mamma e al mio babbo se mi davano un fratellino o una sorellina, la risposta era che a loro sarebbe molto piaciuto adottare un bimbo che veniva dai Paesi lontani, ma che, forse, in casa, otto persone in una moderna famiglia allargata, c’era già qualcuno di cui occuparsi. Io che, allora, volevo una fratellino, magari come me e non colorato, dopo un po’ d’insistenza mi accontentai del cane.

 

Salve, mi chiamo Caterina e ho fatto le Medie alle Mazzei, nota scuola di frontiera del pratese, in una classe mista con sette ragazzi cinesi. Tutte le volte che facevo i compleanni a casa, mia mamma li invitata e, anche se puzzavano di fritto (perché, occhio, i bambini non mentono mai), loro erano molto integrati, e parlavano in un vernacolo più stretto del mio. Tutte le settimane avevamo due ore di “Educazione Civica”, che un nostro lungimirante professore, purtroppo scomparso da poco, aveva sostituito con “Lingua e cultura cinese”. Nella mia classe il gioco era imparare a dire i numeri nelle due lingue, e imitare le mosse dei “Sette Samurai”, che avevamo visto, insieme ad altri film, in lingua originale, con i sottotitoli. E nessuno si era mai addormentato.

Arrivati alle soglie dell’esame di terza media, ad ognuno di noi toccò di preparare alla prova un bambino cinese su delle materie specifiche. A me tocco Dangh, sorella di Dongh (lo so, detta così sembrano i patronimici del Sigmarillon: figlia di Kmerr, nipote di Knorr..), e le materie assegnatemi furono Scienze e Geografia. In terza media si studia il corpo umano, e di questo pure l’apparato riproduttivo. Io avevo 13 anni, lei 15. Secondo voi, chi doveva insegnare a chi? Vi lascio alle risate.

 

Salve, mi chiamo Caterina e per un anno ho lavorato come operatrice di strada allo Sportello Immigrazione per la consulenza legale ed altro, in un’associazione della mia città. Ho visto e conosciuto vite ai margini. Ho visto persone perfettamente integrate, ed altre che lo so meno perché i comportamenti deviati stanno bene accanto alla povertà. Ho visto persone educate, civili, lavoratrici e pensierose, ed altre che si lamentavano per ogni difficoltà incontrata nel loro cammino. Ho insegnato italiano a uomini e donne di più di quarant’anni, che si accostavano alla materia con l’entusiasmo dei bambini.

Ho capito più che mai che chi legifera (12 esami di diritto e ancora non ho capito..ma chi è questo benedetto “il legislatore”??) non è accanto alla realtà, e che le leggi quadro vigenti in materia sono solo il prodotto di un trip degno di Trainspotting.

Ho compreso che i flussi sono un’utopia perché nessuno sarà mai capace di fermare la corsa al benessere ed alla vita di un altro individuo, che i CPT , alcuni di essi, ve lo assicuro, sono carceri a cielo aperto, e i Centri d’Identificazione non funzionano.

Ho trovato ridicolo che ad uno straniero, per avere la Carta di Soggiorno, tra i documenti, venga richiesto un “Certificato d’Idoneità Alloggiativa”. Come se, per vivere in Italia, essendo stranieri fosse necessario avere la casa con le finestre fatte in un certo modo, ma per gli italiani vada bene vivere anche negli scantinati in otto, se sono giovani studenti in trasferta o precari.

Ho trovato ottuso che mentre lo Stato a cui il nostro si ispira, cioè gli Stati Uniti d’America, prevede lo “ius solis” per i nascituri nel territorio statunitense, qui, in Italia, la discussione non sia mai stata davvero affrontata. Nelle nostre Commissioni parlamentari per l’Immigrazione si sta ancora discutendo se nell’esame per conseguire la cittadinanza italiana sia giusto introdurre la prova sui dialetti italiani, come se in Italia un sardo sapesse parlare in vicentino…Eià, che stronzata!!!

Ho conosciuto tante persone che fanno da anni questo lavoro. L’atteggiamento di alcune di loro mi ha lasciato perplessa perché non credo che negare la propria cultura, sia un modo giusto e democratico per far sentire l’Altro accettato. E non credo neppure che l’Italia sia un paese inospitale, o che Prato possa divenire una città razzista, ma penso anche che nessuno stia facendo niente per risolvere questa situazione.

 

Salve, mi chiamo Caterina ed abito in un ghetto. Un periferia, appena dopo il centro, nota con il ridente nome di Chinatown, ora sede anche di un sala di preghiera, da alcuni chiamata moschea.

Per una settimana, nella mia strada, ha regnato la paura. Sono state spaccate cinque macchine, arrestati degli spacciatori, e i più arrabbiati vi assicuro che erano i pakistani, gli indiani, gli albanesi, gli eritrei e i cinesi che vivono qui, nella mia strada e che sono stati i primi a denunciare il tutto. Nessuna forza dell’ordine si è azzardata a venire a fare un controllo, anche se due strade più in là la municipale è sempre presente, e due macchine sono state spaccate alle sette del pomeriggio.

Di queste inadempienze e degli e(o)rrori che è stata capace di produrre nella zona dove vivo, ringrazio l’amministrazione che localmente mi governa e che non investe molte risorse economiche ed umane nel processo necessario all’integrazione quanto dovrebbe. C'è un Assessorato alla Multiculuralità che lavora benissimo, ma non è abbastanza. Nel mio quartiere si festeggia il Capodanno Cinese, ma non è abbastanza.

Il ghetto non è mai una bella idea, riprodurlo in una città come questa è solo l’ennesimo modo per farci sentire insicuri ed impauriti. Non credo che manchino i mezzi, ma solo che la strumentalizzazione mediatica del fenomeno “clandestinità” sia solo un modo per aumentare la repressione ed il controllo e per giustificare leggi repressive, e a tratti inumane. Le foto di Firenze dove per ogni clandestino ci sono due (addirittura!!) poliziotti che controllano per strada i documenti stridono un po’, se penso alla situazione di questa città, che da Firenze dista molto poco, ma dove un intero quartiere viene lasciato al messaggio triste e pericoloso del “fatevi giustizia da soli”.

Per una settimana ci siamo sentiti tutti un po’ abitanti delle banlieu parigine, per una settimana abbiamo cercato di capire, tranquillizzarci, e parlarne insieme perché nessuno partisse con iniziative autonome e pericolose, ma anche perché tutti stessimo più tranquilli.

L’esasperazione nasce da uno Stato che chiude gli occhi e preferisce far agire i singoli. E questo è inaccettabile. A Napoli, come a Prato.

 

Salve, mi chiamo Caterina ed il mio passato, questo ed altro, ha scandito le scelte del mio presente. Credo che, quasi sempre, chi emigra ha la necessità di farlo, e che nessuno investa i guadagni di una vita in un luogo che non offre loro alcun tipo di prospettiva.

Credo che l’integrazione sia la chiave di tutto. Credo che non sia facile incontrarsi, ma che per farlo sia giusto confrontarsi e scontarsi in modo civile, per capire se due culture possano fondersi insieme e creare un nuovo modo d’essere più ricco e saporito, o piuttosto convivere uno accanto all’altro, ognuno con i suoi pensieri, nel rispetto reciproco delle proprie idee. Ma credo anche che, mentre i nostri politologi e sociologi si interrogano su multiculturalità o pluralismo culturale, la fuori ci siano situazioni che parlano di altre emergenze.

Perché siamo un Paese fatto di viaggiatori, di giovani poliglotti, di entusiasti lettori di scrittori stranieri, di appassionati cultori di musiche di tutto il mondo, ma ci lasciamo convincere a vivere nella paura?

 

Questo intervento per non sentirmi dire che sono sempre la solita sinistrorsa ottusa.

Questo intervento per non sentirmi dire che “parlo bene io, perché nessun rom mi ha mai derubato, e nessun albanese mi ha mai fatto pure di peggio”. Le brutture non le auguro a nessuno, a partire da me, ma rimangono brutture al di là della nazionalità di chi le compie. Lo Stato dovrebbe esistere proprio per legiferare al di sopra delle nostre pulsioni umane, e garantire i diritti ed i doveri e non lasciare nessuno all’impunità. Ma proprio nessuno. E non dovrebbe essere un’utopia, ma la normalità.

 

Questo intervento perché mi sono sentita sola ed ho pensato a quanto influisce la nostra educazione sul nostro modo di porci agli Altri, ma anche che potere abbia l’esasperazione per cambiare i nostri comportamenti.

I pochi italiani che qui abitano, vivono il fenomeno dell’immigrazione dal 1989, anche se la nostra città ha fatto finta di accorgersi del fenomeno da non più di dieci anni. Il tessuto sociale di concordia e di tranquillità che gli italiani sono riusciti a creare con gli stranieri, anche se a tratti è stato debole e difficile, è un merito ed un vanto che non deve dire “grazie” a nessuno. E’ merito delle singole famiglie, delle singole persone, che non volendo o non potendo, non si sono spaventate e neppure si sono ritirate in zone più tranquille della città, ma sono rimaste qui a conoscere il loro nuovo vicino di casa e hanno costruito un clima d’accoglienza. Ma non tutti siamo uguali. La zona dove vivo è stato nel passato lo storico quartiere periferico  dei lavoratori della “Bassa”, pugliesi, calabresi, campani ma anche veneti. Questi sono stati gli operai tessili di ieri, e i giovani nipoti laureati di oggi, che mai realmente si sono fusi nel tessuto pratese, ma che appena hanno trovato nel nemico comune (il pericolo giallo) un collante con i padroni di casa, sono diventati in molti casi (ovviamente non generalizzo), per un fenomeno di rigetto, i più razzisti. Del resto qui è sempre passato il messaggio che la crisi del tessile fosse dovuta all'immigrazione cinese, e mai nessuno ha trovato conveniente accennare che forse il problema era dovuto da la concorrenza mondiale che la Cina esercita su quel settore, piuttosto che alle evasione fiscale e ai ritmi di lavoro massacranti che i cinesi hanno qui.

 

Ora mi chiedo perché non fare niente perché evitare che questo equilibrio s’inclini ulteriormente?

Cosa potrebbe succedere se un giorno smettessimo di parlare, e ci armassimo come suggerisce qualche parlamentare?  Cosa succederà con le orribili classi ponte? Cosa accadrà alle comunali del 2009, dopo il simpatico sondaggio di preferenza che il PD pratese ha fatto fare, e che sottolinea che un solo punto % di differenza con la PDL?

 

Aspetto i vostri commenti, che so già saranno caldi di riflessioni. O almeno spero!!!

 

Cate,

quella cerca di fare interventi corti ma non ci riesce.

评论 (3)

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laura发表:
Mi chiamo Laura, il mio cicciobello era quello biondo.
Ho vissuto per 20 anni a San Giustino Valdarno dove il più straniero è stato per anni il mio babbo che era di Arezzo.
In quinta elementare arrivò in classe un bambino Sardo e noi ne eravamo sconvolti.
Non ho il tuo stesso vissuto ma la penso come te...
Bisogna fare qualcosa, cosa non so.
11 月 26 日
Elena发表:
Salve, mi chiamo Elena e nella mia vita non ho mai avuto contatti davvero significativi con stranieri (pomiciarci non conta, vero?). Apparte gli scherzi, credo che l'Italia sia un paese strano. Vive i conflitti in maniera totalizzante, aggiuerrita, a volte se li inventa perfino. Ma di sicuro non sa starne senza. Dai cosacchi contro i pretaioli ai padani contro i terùn per arrivare, oggi, agli italiani contro gli immigrati. Che poi parlare di italiani fa quasi ridere, che al governo c'è un partito che fino a ieri parlava di secessione. Ma si sa, il nemico comune aggrega. La paura aggrega. E fa chiudere. Come quando nei film horror la donzella è braccata dal serial killer: in preda al terrore, invece di correre fuori, si barrica in casa e tu, che sei lì a guardare, pensi:-che idiota, ma non lo vedi che è già dentro?-. E questo nostro paese passatista e timoroso proprio questo cerca di fare di fronte alla paura: chiudersi, chiudere le frontiere, chiudere i flussi, chiudere i ghetti. Come se fosse umanamente lecito ordinare ad un altro essere vivente di non godere dei benefici di cui tu godi già.
Tutti nasciamo di destra: è umano pensare prima di tutto a noi stessi e respingere la diversità. Essere, dico sentirsi di sinistra comporta un costante lavoro su se stessi, un continuo sforzo di emancipazione da quelli che sono gli istinti naturali dell'uomo. La paura prima di tutto. Anch'io ho paura. Ho paura della paura. Perchè porta spesso popoli interi a comportarsi in maniera irrazionale, a cercare un leader, un generale, un maresciallo o un prete che governi anche e prima di tutto la loro paura. Anch'io cerco la speranza. Ma non la trovo di certo in chi mi prospetta una chiusura. E' come una diga malcostruita che prima o poi esploderà. La trovo in chi mi dice che, con l'impegno di tutti, la pazienza e il tempo, un giorno, potremo non avere più paura (lo so, fa molto Veltroni, ma che ci posso fare, ormai son l'unica e ultima veltroniana rimasta in Italia...).
E intanto colgo i primi segnali di cambiamento: un nero alla casa bianca (non è ancora una donna, ma siamo sulla buona strada), Sarkò che cola a picco nei sondaggi nonostante la Bruni, un trans comunista che vince l'Isola dei famosi, il bidello proletario Carlo Capponi che familiarizza con la contessa...insomma, forse siamo vicini a una svolta!!!
Concludo questo commento esageratamente lungo citando Battiato
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore (...)
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ti adoro mon Pippi (per Natale ti regalo il Cicciobello asiatico, promesso!)

11 月 26 日
ciao Cate, mi chiamo Jacopo, e per 4 mesi ho fatto l'immigrato a dublino.
no, non la classica vacanza-lavoro da figlidipapà a distribuire volentini a temple bar, o a servire guinnes in un pub vicino o'connol, ero a swords, quartierino bene a nord di dublino (ogni riferimento a persone conosciute è puramente casuale).
per una settimana sono vissuto stipato in una casa della campagna a Lusk, ancora più lontana, con 2 polacchi, 2 estoni, 4 lituani una signora irlandese e 3 cani.
gli estoni e i lettoni in realtà erano russi, che "scappavano" dal loro paese perchè la politica razzista dei nuovi amici dell'ovest baltici li discriminava socialmente, imprenditorialmente e culturalmente.
uno di loro, 42enne, al cellulare mi fece sentire la voce del suo bimbo da poco nato.
ma subito dopo passò il cellulare a me, dicendomi "sono le prime parole che dice, volevo fartele ascoltare"..
nei restanti mesi ho lavorato come operaio edile in una ditta a swords, e come compagno/amico avevo uno slovacco che riusciva a raccimolare a malapena i soldi x 2 guinness il sabato sera.
ma lui era contento: il lavoro precedente cosisteva nella pulizia della turbina esterna di una centrale nucleare.
gli mancava però tanto l'hockey sul ghiaccio, la neve e la sua famiglia.
zero italiani, zero.
quanti ricordi, belli, brutti, felici, tristi.
l'immigrazione non è un gravissimo problema, piuttosto una realtà portatrice di tante problematiche, che soprattutto qui non vengono mai affrontate a dovere.
almeno a Lusk ci fecero un corso di 1 sett su lingua, usi e costumi locali, infarinatura di assistenza medica, bancaria, lavorativa e come affrontare un colloquio di lavoro.
non molto.
ma già qualcosa.
ciao Cate, mi chiamo Jacopo, e anch'io sono stato un immigrato.
e una cosa te la posso dire: non è stato per niente facile.
 
11 月 26 日

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